mercoledì, 07 novembre 2007

Il Ritratto di Orzebet Samsa

"E così quella sarebbe una duchessa?" La mercantessa di ceramiche, la Signora Hluden, osservava incerta il quadro, come se qualcosa nel morbido sembiante della donna che vi era rappresentata le ispirasse un forte scetticismo rispetto al suo titolo.

"Sì cara. Ormai dovrebbe essersi spostata, perciò di fatto lo è.. Almeno credo, ma ora che me lo chiedete di nuovo non ne sono più tanto sicura. - Rispose la signora Baclanova, prendendo il tegame con l'infuso dalla stufa per avvicinarsi alle due tazze in attesa sul bancone, una vasta distesa di legno scuro quasi interamente occupata da tomi di recente acquisizione, ancora privi dell'onore di una sistemazione definitiva  - O forse è una baronessa, in effetti. Si... Baronessa de Lineàge. O Contessa de Lineàge? E' buffo, non lo ricordo proprio... eppure me lo ha detto ben due volte... "

"Ma le duchesse si fanno ritrarre in veste da camera?" incalzò la Signora Hluden, soprassedendo con un sorriso condiscendente al vuoto di memoria della libraia e fiutando l'odore dolciastro della tisana con un sospiro ispirato, prima di continuare - a me non sembra proprio una cosa da duchessa. Nè da baronessa. E neanche da contessa, se lo volete sapere."

"Magari le contesse, le baronesse e le duchesse di Dementlieu sono diverse da quelle di Arshmork." Propose allora la signora Baclanova in tono temperante, avvicinandosi con una tazza per mano e i cucchiaini a tintinnare in precario equilibrio sulla ceramica dei piattini. Si dispose accanto alla sua vicina di bottega, per passarle la bevanda a lei destinata e condividerne la prospettiva sul dipinto, sul quel lusso incongruente schiacciato tra due scaffali oltremodo carichi di volumi dall'aria vetusta.

La libreria della Signora Oltilia Baclanova era uno di quei tipici rifugi per bibliofili che anche in perfetto ordine trasmettono un'idea di caos intrinseco e, per estensione, di inesausto e onnivoro fervore intellettuale. Aperta da pochi mesi, pareva esser lì da un secolo, forse per effetto della sovrabbondante fornitura che ne affollava gli scaffali: chissà come il negozietto riusciva a contenere il doppio dei libri per cui ci sarebbe stato spazio, tanto che entrando occorreva rassegnarsi a una certa cautela nei movimenti per non scomporre le ordinate pile di tomi che si innalzavano sul grande tavolo al centro dell'ambiente, tra la porta e il bancone. In quella piccola stanza adatta ad un soggetto laborioso e sapiente come la signora Baclanova, il grande ritratto di Orzebet Samsa, ormai supposta duchessa (o contessa, o baronessa) di Lineàge, rubava uno spazio ingiustificabile e apriva un assurdo scorcio sull'opposta dimensione dell'opulenza, della pigrizia compiaciuta e di una generica e disdicevole indulgenza verso i piaceri terreni.

"Comunque mica è un merito essere belle, dico io. Trovo arrogante tutta questa vanità." sentenziò la signora Hluden, manifestando in modo più schietto la sua antipatia per l'assonata narcisista immortalata nell'appropriato atto di specchiarsi. 

"A me fa molta tenerezza invece." sorrise la signora Baclanova, guadagnandosi un'occhiata assolutamente perplessa dell'altra.

"Tenerezza, Signora Baclanova?"

"Tenerezza, Signora Hluden. Osservate il suo sguardo basso, la piega melanconica delle labbra... guardate che contrasto disegnano con la posa vanitosa. E' come se la parte cosciente di lei, quella che governa i gesti del corpo, sapesse di dover essere compiaciuta per quanto lo specchio riflette e s’affaccendasse pertanto a manifestare l'appropriata inclinazione orgogliosa. Il volto però è testimone di un sentimento più segreto, più sincero. Un sentimento che non ha molto a che vedere con la vanità, Signora Hluden, nè con la gioia. "

La mercantessa di ceramiche tacque, sorbendo silenziosamente la sua tisana e studiando il quadro in cerca di quei dettagli rivelatori che la signora Baclanova le aveva suggerito di esaminare. L'ispezione parve addolcire l'espressione tesa e vendicativa che l'aspetto delle donne come Orzebet Samsa dipinge spesso sul volto di quelle come la signora Hlunden.

"Siete una strana persona, Otilia." sussurrò infine, pronunciando per la prima volta in vita sua il nome di battesimo della libraia.

Un lungo e intimo silenzio seguì quell'affermazione e nessuna delle due bottegaie osò romperlo sinchè le tisane non furono finite. La signora Baclanova si dedicò allora a riporre le tazze, occultandole alle spalle del bancone in attesa di riportarle nel retrobottega.

La signora Hluden la guardò fare, dividendo così l'attenzione fra l'algida e matura Otilia e la giovane e voluttuosa Orzebet, con l'aria di chiedersi cosa mai potesse aver plasmato il sottinteso legame che iniziava a sospettare tra le due.

Aveva cominciato a interrogarsi sul conto della signora Baclanova sin da quando costei aveva preso in locazione il negozio sfitto davanti al suo, molto prima quindi che le due mercantesse si accordassero per trascorrere insieme, bevendo una tisana, l'ora solitamente calma e noiosa che segue quella del pranzo. L'aveva spesso spiata, in quei primi tempi, attraverso le piccole finestre appannate e prive di tende aperte sulla strada che separava le due botteghe. La libraia era invariabilmente curva sul bancone, intenta a scrivere, a leggere, a studiare. Ogni cliente che sorpassava la porta, annunciato dal tintinnio del campanello, sembrava coglierla di sorpresa, proprio come se si fosse trovata nell'intimità della sua casa, smarrita e un po' imbarazzata da una visita inattesa.

Ancora una volta, fu la signora Hluden a riprendere la conversazione, mentre tornava ad indossare il mantello in previsione del rientro alla sua bottega.

"Avete detto che ve lo ha lasciato in cambio di un libro? - domandò, aggiungendo di fretta un'ulteriore specificazione in risposta all'occhiata vaga della signora Baclanova, che s'era evidentemente già distratta perdendo il filo della discussione interrotta - ...Il ritratto della baronessa, o della duchessa, o quel che è... avete detto di averlo scambiato con un libro, giusto?"

"Oh, sì cara. Con un libro di poesie Vaasi.. un testo di poco conto, se non fosse stato autografato dall'autore. Quella firma lo rende sommamente prezioso, perché è stata apposta poche settimane prima del suo suicidio. Le sarebbe costato almeno duecento monete. Era disposta a pagarle sull'unghia, sapete? Non ha nemmeno cercato di trattare sul prezzo."

"Duecento monete d'oro?" Lo sguardo della signora Hluden si velò di biasimo impreciso. La mercantessa era confusa, incapace di decidere cosa fosse più folle, se pagare duecento monete per un libro - e peggio ancora per la reliquia di un suicida - oppure accettare in pagamento un oggetto d'arte invece di una simile cifra in oro.

"Penso che il quadro valga anche di più... - spiegò la signora Baclanova, quasi per scusarsi ai pragmatici occhi dell'altra - Anche se tutto sommato ritengo le abbia fatto comodo lasciarlo a me. Trasportarlo sino a Dementlieu, grande com'è, sarebbe stato complicato... Se state andando però, indossate anche la mia sciarpa, Signora Hluden, ve ne prego: ha preso a nevicare. - soggiunse in tono premuroso, allungando una mano per indicarle l'indumento - E' lì, appesa alle vostre spalle."

"Sono solo pochi passi dal vostro negozio al mio, Signora Baclanova, e modestamente ho quel che si dice una tempra di ferro. Siamo gente robusta, noi di D'Kennan, mica come voi Morkiani." assicurò la ceramista, declinando l'offerta con un gesto amichevole prima di aprire la porta. Il sonaglio legato allo stipite emise un paio di note tintinnanti e una folata gelida e affilata fece irruzione nel tiepido rifugio della libraia, strappando alla signora Hluden un sincero commento sulla precocità di quell'inverno: "Eh! Com'è arrivata presto la neve quest'anno!"

"Verissimo, verissimo. Ho proprio l'impressione che l'estate duri sempre di meno, Signora Hluden."

"E' quello che dico sempre anche io, signora Baclanova. E' quello che dico sempre anche io…"

 

La signora Hluden sorrise alla signora Baclanova un'ultima volta e scomparve oltre l'uscio. Sull'inesorabile estinzione delle mezze stagioni le due mercantesse erano sempre completamente d'accordo.

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